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Il lavoro è la mia cura e la mia malattia, contemporaneamente mi danna e mi salva, ed ora che sono in ferie mi sento meno dannato, ma senza salvezza.

Vago perdendo il mio tempo.
Cappuccino, cornetto e spremuta.
Visione oscure si insinuano nella mia mente. Mi aggiro come un velo sorretto dal vento.
Carrello, spesa e scontrino.
Vorrei avere il mantello dell’invisibilità, ma tanto sono già invisibile.
Vorrei essere ripugnante, orribile, mostruoso, un appestato, in modo da essere appariscente nel tenere lontana la gente.

Non ho motivo di sentirmi così. Non ho motivo di lagnarmi di alcun che, tutto va come deve andare, di certo non è un brutto periodo ma la mia mente fa zapping travisioni nere, di morte e sangue;
visioni grigie, di anime perse;
visioni vuote, di gente spenta;
Mi ritrovo proiettato fuori dal mio corpo e osservo…
Sono OSSA, solo OSSA, non sono nient’altro che OSSA, un corpo corroso da una vita senza gioia, da un vita dilaniata da rabbia e rancore, un corpo a cui non è rimasto nient’altro che OSSA, solo OSSA; il niente, uno scheletro di ciò che forse è stato, per un po’, un essere vivente.
Da sbarbato mi gonfiavo l’ego di ideali come “non mi avrete mai”, beh, ora sono certo che mi hanno avuto, buttato nel tritacarne del consumismo, incatenato per 8 ore al giorno da catene così strette da aver consumato la mia carne fino all’osso…
sono ossa, solo ossa
Non mi resta che trovare la pace e andare avanti senza provare più nulla. sono ossa, solo ossa
Abbandonarmi alla disciplina, in una mia personale interpretazione tra ascetismo e bushido, facendo della disciplina di privazione l’arma della mia ascensione.

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