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Avevo qualsiasi risposta a qualsiasi domanda.
Ne andavo così fiero tanto che mi feci tatuare uno scettro sul braccio,
simbolo della mia illuminazione, della mia beatitudine, della mia arroganza.
Io, custode del sapere universale, del senso delle cose, io “che avevo capito tutto”.
Poi un giorno,
senza nemmeno accorgermene, come acqua tra le dita, le verità sono scivolate via sgretolando ogni mia certezza ed oggi mi trovo costretto ad aggrapparmi ad amuleti e totem per riuscire ad avanzare, passo dopo passo, nella tempesta di sabbia della quotidianità; non faccio che circondarmene per tenere a bada la bomba di odio che ticchetta dentro di me:
un anello per ricordarmi di stare zitto e di non rispondere, nonostante il mio orgoglio, nonostante le mie ragioni.
Un bracciale alla caviglia per ricordarmi che, come i carcerati, ho un palla al piede che mi tiene fermo sulla realtà della mia vita, che è inutile sognare, volare con la fantasia, sogni e speranze sono per chi non è rinchiuso 8 ore ogni giorno.
Un’ancora sulla mia pelle per ricordarmi di stare calmo, ma nonostante tutto, a volte, sento crescere dentro mi è un bisogno di espressione,
avrei voglia di scrivere sui muri qualcosa a caratteri cubitali,
avrei voglia di tatuarmi sulla fronte “vi odio tutti” o qualsiasi altra frase scandalosa.
Voglia di sfogarmi, voglia di gridare, non per forza di rabbia, ma solo per per sfogo, per liberarmi della tensione accumulata in una settimana di lavoro, per concentrarmi su altro o solo per esprimermi perché per sopravvivere sopravvivo,
per coltivare i miei interessi li coltivo.
Ma una cosa è certa, sono anni che non esprimo il vero me stesso,
che non do vero sfogo al mio estro, alla creatività che dal nulla mi catapultava in un mondo. Vivo di colori e parole che si intrecciavano tra lame, magia e giubbotti di pelle.
Ci sono volte in cui la routine che ti sei costruito, con hobby e quant’altro, a cui sei abituato, che di solito non ti fa ne caldo ne freddo, diventa più pesante del solito e allora anche gli hobby in cui ti rifugi non ti danno conforto, come nauseato o annoiato hai voglia di altro ma è in quel momento che ti ricordi di non avere nessuno:
ne amici
ne parenti
ne un animale
niente
che la terra bruciata che ti sei costruito attorno inizia a bruciarti come a piedi nudi su sabbia rovente nel deserto.
E’ in quel momento che il macigno di male che ti porti sempre appresso
diventa ancora più pesante e difficile da sopportare.
Non ho niente, non ho nessuno
io l’ho scelto e anche se il 99% del tempo sto bene così, quell’1% mi dilania, ma tanto…soffrire per soffrire…metto in conto anche questa.
Anche se non ho mai infranto la legge, questa frase, tatuaggio da galeotto, rappresenta molto bene la mia prigione:
“il passato mi ha tradito, il presente mi perseguita, il futuro mi atterrisce”  

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